Ville italiane
Edith Wharton Ville senesi (da Italian Villas and their Gardens, 1904) Alcune miglia dopo Belcaro, in una bella vallata tra colline coperte di querce, si trova la tenuta di Cetinale del marchese Chigi. Un grande leccio sagomato, uno dei pochi esempi di arte topiaria olandese in Italia, si eleva all’angolo della strada che conduce ai cancelli. Di là dalla strada, di fronte al piazzale d’ingresso, c’è un altro cancello, vigilato da statue, che porta a un lungo tapis verte in ascesa tra doppie file di lecci squadrati fino a una statua al culmine del pendio. La villa si affaccia su questa veduta, fronteggiandola con una corte rettangolare fiancheggiata da basse dipendenze. Il corpo principale dell’edificio, che si dice sia stato costruito (o più probabilmente ricostruito) nel 1680 da Carlo Fontana per Flavio Chigi, nipote di papa Alessandro VII, è così piccolo e di aspetto tanto modesto da suscitare sorpresa quando si apprende che fu una delle più celebrate case di villeggiatura dei suoi tempi. Bisogna però ricordare che, ad eccezione delle grandi dimore edificate nei dintorni di Roma dai Principi della Chiesa e delle residenze di campagna appartenenti a famiglie regnanti come i Medici, quasi sempre la villa italiana era un edificio piccolo e semplice, giacché i nobili proprietari solitamente preferivano dedicare tempo e ricchezze ad abbellire i giardini. La villa di Cetinale è tanto incantevole, con la sua mirabile doppia scalinata che sale al primo piano e il suo imponente portale che si apre su un salone centrale, da poter essere effettivamente attribuita all’architetto di San Marcello a Roma e del “Palazzo Giardino” del Principe di Liechtenstein a Vienna. Il progetto, che utilizza i bassi locali del pianterreno come depositi della fattoria, cantina e dispense, collocando ai piani superiori le stanze dell’abitazione, rivela la mano di un architetto formatosi presso la Scuola romana. Tutte le ville toscane e dell’Italia centrale si aprono a livello dei loro giardini, mentre intorno a Roma le dimore di campagna hanno, almeno da un lato, sotto le stanze abitate un pianterreno generalmente utilizzato per la conservazione del vino e dell’olio. Ma la gloria di Cetinale è nel suo parco. Dietro la villa un lungo prato o viale, largo quanto l’edificio, si estende tra due alte mura fino a un fantastico portale con statue entro nicchie rivestite d’edera, sormontate da un curioso motivo terminante in sfere e obelischi. Al di là il viale prosegue fino a una terrazza soprelevata semicircolare, circondata da un muro ornato di busti e attorniata da lecci potati. Questa terrazza dà sul pendio dell’altura coperta di lecci che chiude la valle. Un portale introduce immediatamente in boschi selvaggi e romantici, e si scorge una ripida irregolare scalinata di pietra che sale la china boscosa fino a un edificio minuscolo in cima alla collina. Questa salita è chiamata Scala Santa e l’edificio al quale conduce è un eremo ornato da nicchie circolari, ciascuna contenente il busto di un santo, disposte a formare una croce. Poiché l’eremo è in asse con la villa, da questa si può far correre lo sguardo in basso sull’ammirevole veduta del tapis verte e più in alto sulla Scala Santa fino alla piccola abitazione alla sua sommità. È interessante notare che questo effetto di lontananza e grandiosità è ottenuto con poco costo e nel più semplice dei modi; il viale erboso con la sua estremità semicircolare forma infatti l’intera estensione del giardino di Cetinale. Gli uliveti e i campi di grano della fattoria giungono fino alle mura del viale, e il bosco è lasciato al suo stato naturale. Fontana, se proprio lui disegnò questo semplice ma ammirevole progetto, fu saggio abbastanza da approfittare dei vantaggi naturali offerti dal grande bosco di querce e di lecci che ricopre questa parte della campagna e da comprendere che solo le più ampie e semplici linee sarebbero state in armonia con un così nobile sfondo.
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